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Quella di quest’anno è un’estate di “gite” dedicate a luoghi e montagne non ancora esplorate, questa escursione non fa eccezione, il Tàmer/San Sebastiano è un isolato gruppo che si erge a sud di passo Duran. Un gruppo composto da cime abbordabili anche al trekker esperto con dimestichezza ad affrontare certi ambienti selvaggi , in quanto offre una serie di salite di grande soddisfazione e di diverso grado di difficoltà , fisico e psicologico.

L’idea che condivido questa volta con Gabriele e Giacomo è quella di una salita notturna , con alba in cima al Tàmer Grande, ed eventualmente un concatenamento successivo alla Cima nord di San Sebastiano… cerchiamo quindi una gita che abbia i seguenti ingredienti : Dislivello, lunghezza, fascino da solitudine, spunti fotografici e un discreto ingaggio alpinistico. Non male se pensiamo che a fine giornata potremmo dire di aver soddisfatto quasi tutte le richieste… 😀

Siamo nei pressi di Passo Duran Sabato sera alle 22:30…io e Giacomo ci concediamo qualche ora di riposo in auto, Gabriele invece rimane fuori con il sacco a pelo…neanche il tempo di chiudere gli occhi che solo le 02:00 di notte…è ora di alzarsi…dal parcheggio di malga Calleda vecchia, ci prepariamo di tutto punto e in men che non si dica partiamo immergendoci nell’oscurità della notte dolomitica…il fitto bosco man mano si dirada con l’aumento di quota…il sentiero spara dritto i suoi primi 500 metri di dislivello che maciniamo in un’ora , siamo quindi in prossimità del Vant di Caleda…una valle detritica che sale senza soluzione di continuità verso la forcella “La Porta” vero accesso alla via normale di salita.

partenza in piena notte
entrando nel Vant di Caleda
nel Vant alla luce delle frontali

E’ da tempo immemore che non salgo una montagna in notturna…e oggi come un tempo mi meraviglio del fatto che salendo non ho paura alcuna dell’ambiente e delle sue insidie…sono tutt’uno con la natura…Gabriele e Giacomo sono ormai avanti, io mi gusto questa sensazione di silenzio…il tempo passa…

Sono le 03:45 quando siamo in forcella…il cielo sta iniziando a schiarire…lasciando intravvedere a malincuore una fitta coltre di alte nubi che purtroppo temo , smorzeranno le luci calde dell’alba…poco male ci diciamo, siamo soli in questo ambiente selvaggio…niente di meglio… alla forcella dopo una pausa indossiamo il casco (indispensabile visto l’ambiente severo)…e cominciamo a percorre a fatica la cengia mediana che taglia orizzontalmente il versante ovest della montagna…sebbene presenti qualche passaggio esposto la cengia è assolutamente percorribile senza particolari problemi…seguiamo ora le tracce di salita che consentono di avvicinare il castello sommitale della montagna e affrontiamo i passaggi più ” rischiosi”, una paretina di II° ove si può rinvenire anche una corda fissa ( da saggiare a dovere sempre prima di tirarla ) oltre la parete le difficoltà si abbattono e in poco meno di 10 minuti siamo in cima all’alba che come previsto risulta fioca e nuvolosa. Il panorama però è da mozzare il fiato, sublime a 360°.

alla forcella “La Porta”
in salita al Tàmer
luoghi selvaggi
le frontali lasciano spazio alla luce del giorno
circondati da dolomia
albeggio timido in cima al Tàmer
la cima
verso l’Alpago
verso i giganti del Cadore

Dopo una colazione energetica in cima ( caffettino e biscotti ) decidiamo che è ora di scendere, e in circa mezzora siamo nuovamente alla cengia mediana che consegna alla forcella…la discesa prosegue fino al bivio che divide le vie normali…poche ore prima in salita avevamo scelto la destra per salire al Tàmer, ora invece proseguiamo a sinistra verso il San Sebastiano e la sua cima Nord…di nuovo faticaccia in salita su ghiaione…ora però alla luce del giorno…fino alla forcella di San Sebastiano dove nuovamente il panorama si apre verso Zoldo con il Pelmo a farla da padrone…nuova pausa e rimesso il casco ripartiamo in salita per la cresta sud che con passaggi di I° grado ( niente in confronto al Tàmer ) ci consegna in cima dopo circa 45′.

Nuovo straordinario paesaggio con Moiazza e Civetta frontalmente e poi i giganti del Cadore tutto attorno…

in discesa lungo la cengia mediana del Tàmer
dalla forcella di “San Sebastiano”
verso la Moiazza e la Civetta
dalla cima nord di San Sebastiano

Dopo la dovuta nuova pausa contemplativa scendiamo nuovamente…e i pensieri oramai sono rivolti al ritorno alla macchina…se non che Giacomo ci lancia l’idea di percorrere anche il “Viaz dei Cengioni”…i Viaz sono delle tracce più o meno difficoltose che un tempo venivano percorse dai cacciatori in cerca di selvaggina…alcuni di questi sono diventati veri e propri sentieri battuti e segnalati…quello dei Cengioni è un sentiero che taglia progressivamente e interamente il versante nord del San Sebastiano…è incredibile infatti non appena terminato e osservandolo da Passo Duran come un percorso del genere possa farti guadagnare una via di accesso relativamente semplice ad un contrafforte così imponente come questa parete….ma c’è un però…

Chi si accinge a intraprendere questo genere di traversate deve mettere in conto passaggi aleatori, esposti e privi di qualsivoglia assicurazione, spesso sullo “sbriciolino” caratteristico dei monti pallidi…ed è quello che ci aspetta…la via percorre inizialmente una discesa di qualche decina di metri da una parete articolata…segue poi una cengia relativamente semplice e successivamente dopo una salita aiutata da pioli e non assicurata percorre a balze rocciose tutto il versante del contrafforte roccioso. A noi sembrano “infinite” queste balze vista anche la stanchezza fisica e mentale che abbiamo già accumulato durante la gita…ma tantè, siamo in ballo e dobbiamo ballare, affrontiamo alcuni insidiosi passaggi sui “colatoi” naturali della montagna che per quanto affascinanti ci obbligano a racimolare e spremere le ultime gocce di concentrazione ancora dentro di noi…finalmente con le ultime briciole di energia e dopo una discesa veramente eterna condita da balzi tra i pini mughi, sentiero accidentato e in alcuni punti franato sentiamo il rumore delle motociclette che ci fa capire che oramai siamo ritornati a Passo Duran…

“memorabili sono le facce dei camminatori che incrociamo a metà Viaz che vedendoci credono che stiamo battendo in ritirata , o magari il sentiero è impercorribile 😀 , dopo che spieghiamo loro il vero motivo per il quale ci troviamo in quel luogo a quell’orario insolito, e cioè che sono circa 10 ore che girovaghiamo per ghiaioni e cenge, non resta loro che farci i complimenti, (che noi a dir la verità accettiamo volentieri ! 😀 😀 )”

il tour è finito…e noi con lui…si torna a casa nuovamente stanchi ma appagati di così tanta esperienza accumulata e bellezza assaporata !

durante il Via dei Cengioni…spettacolare quanto impervio ( foto cell )
le balze del Viaz sempre in “coste al monte” ( foto cell)
quasi giunti al termine del Viaz…spettacolo verso il Pelmo

Qualche nota tecnico pratica :

  1. Il dislivello positivo di questo tour si attesta sui 1600 mt. chi vuole affrontarlo deve essere perfettamente conscio dello sforzo fisico richiesto.
  2. A parte lo sforzo fisico di cui sopra attenzione anche a quello psicologico, alcuni passaggi non sono da tutti…quindi consiglio spassionato…se non te la senti torna indietro
  3. Questi sono gruppi montuosi poco frequentati…è sempre bene saperlo prima di mettersi in cammino…

BUONE USCITE E AI PROSSIMI ARTICOLI

A N D R E A