

Tra le cime più belle dell’arco alpino non si può non prendere in considerazione il Monte Pelmo, un autentico gigante di roccia che con la sua mole è protagonista dei sogni di qualsiasi escursionista e amante della montagna che si rispetti…la sua particolare forma ad enorme trono è talmente particolare da rendere iconica questa montagna in tutto il mondo.

Qui nel lontano 1857 iniziò l’era dell’alpinismo dolomitico, fu infatti la prima cima raggiunta dal leggendario John Ball, attraverso quella “famigerata” cengia che poi prenderà il suo nome. Il naturalista, politico e alpinista Irlandese innamorato delle dolomiti scriveva :
“In nessun’altra parte delle Alpi si innalzano così bruscamente cime altissime e con così poca apparenza di connessione tra di loro. In nessun’altra parte vi sono contrasti così marcati offerti dalla differenza di struttura geologica come quelli che qui colpiscono il viaggiatore”
Come dargli torto, le dolomiti sono proprio questo, pareti che si innalzano improvvisamente da prati verdeggianti , dolci pascoli interrotti da gigantesche strutture rocciose di rara bellezza…il monte Pelmo non fa eccezione.
Salire questa montagna non è banale, è severa, richiede attenzione, passo sicuro e preparazione fisica adeguata da qualsiasi versante la si voglia affrontare. Ci sono varie soluzioni per salirla ma la via normale è proprio quella che percorre la storica prima salita attraverso la cengia che ne taglia di netto la parete sud dello zoccolo basale. Questo percorso da accesso con relativa semplicità al gigantesco “catino” o “Valon inferiore” della montagna e poi con una serie di salti rocciosi conduce fino al “Vant superiore” ed infine in cima.
La salita quindi è varia e alterna tratti di escursionismo a tratti di alpinismo che, anche se non difficile, richiedono passo fermo e zero errori vista l’esposizione degli ambienti che si attraversano.
Non è questo il luogo dove esprimere sensazioni personali e dare consigli sulle zone più pericolose della salita, ognuno in base alla sua esperienza può decidere se affrontare o meno la salita, ma state pur certi che quando si è al rifugio Venezia ( che si trova proprio sotto alla montagna ) ci si rende conto veramente della genialità che spinse Ball a cercare un pertugio in mezzo a quel muro di dolomia apparentemente impossibile da oltrepassare…
Io e Giacomo arriviamo nei pressi di Malga Ciauta venerdì sera, dormiremo in auto per essere pronti sabato alle prime luci dell’alba, vogliamo godere delle atmosfere dei primi raggi di sole che lambiscono le cime, oltretutto le previsioni danno annuvolamenti nel pomeriggio e sarebbe un peccato arrivare in cima immersi nella nebbia…quindi…sveglia alle 04:30…Partenza alle 05:00
Dalla malga deviamo subito per il sentiero 475 verso il rifugio Venezia, con la compagnia di qualche nube residua della notte appena trascorsa, l’atmosfera in ogni caso è come sempre magica. Passiamo sotto al rifugio in gran velocità ripromettendoci di fermarci al ritorno con la cima in tasca e con in mano una bella birra, e ci dirigiamo in salita verso il ghiaione che conduce all’attacco della via normale. Siamo tra i primi ad attaccare con il sole che nel frattempo sbuca dietro alla sagoma dell’Antelao.


La cengia parte in falsopiano e prosegue addentrandosi via via nella parete sempre ben segnalata con ometti di roccia. Troviamo in tre punti una corda fissa che aiuta ad oltrepassare i passaggi più esposti, compreso il famoso “Passo del Gatto” che con l’ausilio della corda non ha nulla di psicologico, anzi risulta quasi divertente.
In un batter d’occhio questa sezione finisce, siamo abbastanza stupiti di quanto corta sia stata ma evidentemente quando si è molto concentrati il tempo passa velocemente. Una cosa è certa, nei 40 minuti di cengia non è consentito alcun errore o passo falso, in caso contrario non lo racconterete di certo.





Finita la cengia entriamo nel Valon Inferiore, e cominciamo la sua ripida risalita, dapprima la traccia sale verso la spalla Est, un muro di dolomia strapiombante giallo spettacolare, poi devia dritto per dritto su alcuni risalti di roccia che si superano agevolmente ( qualche passo di I° grado ) facendo un po’ di attenzione agli sfasciumi da non far cadere di sotto , soprattutto se qualcun altro sta salendo.
Siamo attoniti dalla bellezza e oserei dire dalla misticità del luogo, vedere queste rocce stratificate di milioni di anni tutto intorno a noi, essere nel “cuore della montagna” e soprattutto essere quasi da soli a gustarci questo spettacolo ci consente di vivere un’esperienza da ricordare. Seguiamo la traccia e sbuchiamo nel Vant superiore nei pressi del nuovo bivacco installato a fine 2024 a ricordo di due operatori del soccorso alpino che qui morirono nel 2011 durante un soccorso.





L’occasione di visitare il bivacco ci consente di fare anche una pausa prima di affrontare gli ultimi metri di dislivello prima della cima. Dopo 5 minuti ripartiamo e seguiamo la traccia che con decisione volge a sud/est verso la “balconata” sull’incredibile salto nel vuoto verso il Pelmetto...una cosa che mette i brividi, la montagna finisce di netto con un abisso di migliaia di metri verso valle…


Ci rimangono gli ultimi metri di cresta prima della cima, saliamo con attenzione anche perchè tra sfasciumi, roccia marcia e passaggi delicati è quasi il punto più pericoloso della salita…dopo un passo atletico siamo praticamente a pochi metri dalla croce di vetta…che raggiugiamo in 5 minuti.
Siamo stanchi ma molto felici, l’unicità del Pelmo sta anche nel suo isolamento, non ci sono cime vicine, si può percepire la grandiosità e la quota di questa montagna. Civetta, Tofane, Sorapiss, Antelao e via via tutti gli altri gruppi montuosi a portata di mano. Per non parlare del versante sud, i “braccioli” del trono sembrano consegnarti il mondo intero, siamo fortunati, la giornata è stupenda.





Stiamo in cima mezzora, dove nel frattempo arrivano altri alpinisti, dopo qualche scambio di convenevoli e qualche foto decidiamo che è ora di cominciare la lunga discesa verso valle…a ritroso scendiamo i punti più delicati con le nebbie del pomeriggio che cominciamo a risalire, arriviamo nuovamente alla cengia , la percorriamo con ancora più attenzione vista la stanchezza e quando tocchiamo di nuovo il ghiaione iniziale nei pressi del rifugio ci stringiamo in un grande abbraccio…anche il Pelmo ci ha concesso la sua cima e ne siamo riconoscenti…grazie Caregon!
alle prossime
A N D R E A