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Qualche settimana fa, dalla cima del Pelmo, assieme a Giacomo avevamo puntato al Sorapiss come naturale proseguo della collezione dei “giganti cadorini”. Detto fatto, dopo circa 3 settimane dalla cima del “Caregon” siamo di nuovo in valle per tentare questa nuova montagna di ben 3.205 metri.

Partiremo direttamente da S. Vito di Cadore per quello che si annuncia un “tour de force” in piena regola con grande sviluppo in termini di lunghezza e dislivello e sebbene la via normale vera e propria si sviluppa nell’ultima parte di salita, ci darà del filo da torcere.

Nulla a che vedere con il Pelmo, qui è storia seria…non che il Pelmo sia semplice, ma qui parliamo di una via normale poco frequentata, da cercare e da non sottovalutare per il carattere che la contraddistingue. Ma andiamo con ordine.

Parcheggio delle piste da sci di San Vito di Cadore, ore 05:00, il cielo sta schiarendo, noi abbiamo appena lasciato l’auto e saliamo verso il rifugio Scotter cercando di “menar le gambe” con buon ritmo per scaldare i “motori” il prima possibile. Siamo freschi, saliamo spediti e lasciamo il rifugio sulla destra seguendo i segnavia per la seconda tappa intermedia, il rifugio San Marco.

Ci arriviamo in poco meno di mezzora, e facciamo una piccola pausa, in posizione privilegiata sul Pelmo questo rifugio merita sicuramente una visita. Sono le 06:00 e nel frattempo il Pelmo si incendia con i primi raggi di sole, tagliato nell’ombra solo dalla sagoma dell’Antelao.

l’alba dal rifugio San Marco

Poco dopo ripartiamo e risaliamo dietro il rifugio il sentiero che si dirige verso la forcella grande, una sorta di portale spazio temporale che ti consente di entrare nella spettacolare conca del Sorapiss. Il sentiero infatti si inerpica su una stretta valle che man mano di apre sempre di più fino a concedere alla vista uno spettacolo unico.

La meta di giornata è sicuramente in buona compagnia : a destra la Torre dei Sabbioni, la Cima Bel Pra, e dietro a noi la mole dell’Antelao a chiudere il quadro. Devo dire che questo luogo è molto suggestivo.

in salita verso la forcella grande
l’Antelao a farci compagnia
in forcella grande, difficile commentare la bellezza di questo luogo magico

Dalla forcella grande seguiamo il sentiero che a mezza costa segue sulla sinistra e si dirige verso il bivacco Slataper, prima di arrivarvi però la traccia si fa di colpo erta e difficile, guadagna quota con decisione, fino a ad aprire il panorama tutto intorno a noi. Persino una famiglia di stambecchi ci fa compagnia a poca distanza.

Dopo aver costeggiato il bivacco seguiamo la traccia che ci conduce fino al ghiaione sotto le pareti dell’anfiteatro roccioso, sarà una mezzora ricca di fatica quella che ci attende, su questo mantello di sassi sbriciolati, una vera agonia…però almeno siamo certi che la discesa sarà molto più veloce…dopotutto ci consoliamo con poco noi montanari !

allietati dai primi raggi di sole
il puntino rosso del bivacco Slataper ci fa compagnia, noi seguiamo il marcato sentiero verso il ghiaione a destra
appena arrivati al termine del ghiaione, è stata una dura battaglia con la gravità

Non appena arrivati all’attacco della via normale ci infiliamo subito il casco, se c’è un pericolo in questa zona sono le scariche di sassi, quindi ci proteggiamo adeguatamente.

La via parte subito con un salto quasi verticale a superare un muretto di roccia, dopo questi 5 metri seguiamo la traccia a sinistra ( ci sono molti bolli rossi e frecce di vernice che indicano la giusta direzione ) percorrendo una cengia quasi senza guadagnare quota per circa 20 minuti, ci stiamo avvicinando al passaggio chiave, il camino di 3° grado con masso incastrato.

Arriviamo sotto al camino e senza indugi lo risaliamo , non senza difficoltà, fortunatamente c’è una corda fissa che ne agevola il passaggio più atletico, siamo fuori dal passaggio chiave !

l’attacco della normale
il camino

Dopo il camino riprendiamo la cengia che percorre tutto il versante sud della montagna verso sinistra ( viso a monte ) questa sezione risulta molto faticosa, piena di detriti che ti fanno sprofondare con i piedi, speriamo solo che il terreno cambi il prima possibile, abbiamo ormai 1700 metri di dislivello sulle gambe e sprecare energia così non giova molto al nostro morale…

La cengia finisce su un muretto di roccia dove appoggiare le mani per salire, la via è sempre molto ben segnata con ometti di roccia e segni talvolta sbiaditi noi proseguiamo meravigliati dall’ambiente selvaggio che ci circonda.

verso la vetta a desta
l’anfiteatro
Giacomo percorre la cengia mediana che ora si fa più semplice

Dopo il muretto di roccia ( passi di II°) la cengia devia a destra ( sempre viso a monte ) verso la vetta, ora più semplice ci consente di progredire più velocemente. Ci avviciniamo al “castello sommitale” dove ci attende forse la parte più psicologica della salita, se infatti il camino viene affrontato all’inizio della salita, quando si è relativamente “freschi”, poco sotto la cima bisogna affrontare dei muretti dove appoggiare le mani, passaggi aleatori e sovente sporchi di sassi di medie grandi dimensioni ai quali fare molta attenzione.

Affrontiamo questa ultima sezione e dopo aver risalito anche l’ultimo camino dietro l’angolo compare lei…la croce di vetta…che gioia !

Jack nella parte terminale della salita poco sotto la cima
il prossimo obiettivo ? L’Antelao, e poco sotto la sagoma molto bella della Cima Bel Pra
in cima

Siamo stanchi e felici allo stesso tempo, ma siamo sempre a metà dell’opera, manca la discesa ! ed è qui che arriva l’amara sorpresa, togliendomi lo zaino cerco la bottiglia da 1,5 litri di acqua, ho una sete rabbiosa ! ..ebbene tirandola fuori, ne è rimasto neanche mezzo litro, non ci credo! la alzo e noto che c’è un piccolo forellino dove l’acqua zampilla copiosamente e lo zaino è completamente bagnato…Evidentemente nel passaggio del camino strisciando con lo zaino la bottiglia si è bucata, incredibile ma vero ! che fare ? niente…bisognerà soffrire 🙂 , Jack da gentiluomo smezza i suoi liquidi…ma questo comporterà una certa sofferenza anche per lui…

Dopo circa 20 minuti inizia l’eterno viaggio di ritorno: dapprima il castello che affrontiamo con molta prudenza, poi la cengia, il camino ( che scendiamo con una calata di corda doppia) , il divertente ghiaione che percorreremo in metà del tempo ( almeno una gioia 🙂 ) , fino a raggiungere nuovamente il bivacco…il sole è alto e si fa sentire, sembra finita ma non lo è per niente ! dobbiamo raggiungere la forcella grande per il falsopiano e poi scendere nuovamente al San Marco.

Arriviamo al rifugio un po’ provati devo ammetterlo, disidratati sicuramente, ma per una radler ghiacciata siamo sempre pronti ! se non altro ci fa riprendere completamente in sensi ! 🙂

che viaggio pazzesco…da qui in poi lasceremo fare alla forza di gravità…scenderemo a valle demoliti ma felici !

alle prossime avventure , stay tuned !

A N D R E A