Piani Eterni e monte Mondo, a spasso in solitaria per un’uscita di silenzio e wilderness nell’altopiano delle meraviglie.
22 Luglio 2026

Se qualche settimana fa mi avessero chiesto com’è la Schiara, a malincuore non sarei stato in grado di rispondere, non mi ero ancora avventurato in questo scrigno di rara bellezza. Tanto preso a volte di andare sulle dolomiti dove, come dice bene Mauro Corona, “nevica firmato”, non mi ero mai posto come obiettivo quello di immergermi in questo mondo, quello delle Dolomiti Bellunesi, selvaggio e contraddistinto da vallate aspre, solitarie, ma allo stesso tempo ricche di fascino.

Per tanti anni ho percorso la statale agordina in velocità per andare a nord, molte altre volte ho passato Longarone magari imprecando per la colonna di auto con l’obiettivo di andare verso Cortina o Zoldo, quando invece la solitudine e la bellezza incontaminata della montagna autentica era li a portata di mano poco distante…questo non vuol dire che abbia sprecato del tempo negli anni passati ma con l’ultima escursione ho toccato con mano la bellezza di questi luoghi, sicuro che non sarà di certo l’ultima volta che li frequenterò.

L’obiettivo era salire in cima alla Schiara 2535 m. e farlo con un’escursione di due giorni, non tanto per la difficoltà dell’itinerario bensì per i dislivelli che questo gruppo montuoso ti richiede. L’altezza non esagerata di queste cime dolomitiche infatti non deve trarre in inganno, perchè la quota di partenza per inoltrarsi in questi è ambienti è relativamente bassa e per riuscire a calcarne la cima bisogna faticare non poco.

Fortunatamente la carenza di rifugi in quota è compensata da svariati bivacchi che sono punto strategico per sostare, pernottare e spezzare l’escursione. La domanda quindi è semplice, quale bivacco scegliere per la notte ? quello più scenografico di tutti oserei dire, il bivacco Ugo della Bernardina, un nido d’aquila posto di fronte alla Gusela del Vescovà, (un monolite di dolomia alto 40 metri che è simbolo indiscusso delle Dolomiti Bellunesi ). Un bivacco storico, inaugurato nel 1959 e da quell’anno luogo di “pellegrinaggio” di moltissimi tra alpinisti e ed escursionisti.

Scelta la destinazione del primo giorno bisogna capire come raggiungere il bivacco. Questa scelta è condizionata da molteplici fattori: sarò solo, per scelta, quindi per acqua e cibo dovrò contare solo sulle mie spalle, mi piacerebbe scattare qualche bella foto al tramonto, in notturna e all’alba, quindi avrò con me l’attrezzatura fotografica, infine l’idea di salire alla cima della Schiara il giorno seguente presuppone di affrontare la via ferrata Berti, quindi avrò con me imbrago moschettoni e casco…insomma è inutile girarci intorno, lo zaino pesa 20 kg. Quindi che fare ?

Il versante sud della Schiara è caratterizzato da vie ferrate parecchio verticali e lunghe ed un avvicinamento non banale, uno zaino così pesante sarebbe un problema nei passaggi verticali, richiedendo grande dispendio di energie, opto quindi per cercare un percorso alternativo, e lo trovo. Affronterò la montagna dal suo versante nord, partendo dalla statale agordina in località “la Stanga”, facendo una prima tappa al rifugio Bianchet per poi risalire tutto il “vallone della S-ciara” fino al bivacco. Il giorno successivo, come dicevo, affronterò la ferrata Berti fino in cima per poi scendere alla forcella del Marmol, percorrere la selvaggia Val Nerville e raggiungere nuovamente il rifugio Bianchet e quindi l’auto. Detta così sembra semplice, a fine giro invece il GPS segnerà circa 25 km. e 2100 metri di dislivello.

Lascio l’auto al parcheggio ( se volete le coordinate cliccate qui ) e dopo le prime rampe mi collego alla strada forestale ( sentiero CAI 503 ) che salendo la val Vescovà si dirige verso il rifugio Bianchet, rimanendo nel fondovalle all’ombra del bosco. Fino al rifugio non ci sono particolari da segnalare a parte qualche scorcio sui monti del Sole alle mie spalle, salgo regolare gestendo le energie, so bene che non è qui la vera difficoltà della prima giornata, è dal rifugio che il gioco si farà duro.

appena partito in val Vescovà, dietro di me i monti del Sole

Il rifugio compare con la sua bellissima radura dopo circa 2 ore di cammino e 800 metri di dislivello, un luogo incantevole e tranquillo. Ne approfitto per una pausa gustando un buon caffè e dopo aver salutato il gestore gli comunico che ci vedremo il giorno seguente all’ora di pranzo. Riparto, e continuo a seguire il sentiero 503 che ora cambia decisamente pendenza e comincia a inerpicarsi dietro al rifugio ancora all’ombra del bosco, da qui mi aspettano circa 1100 metri di dislivello fino al bivacco.

il rifugio Bianchet
la Gusela dal rifugio Bianchet, sarà la meta del primo giorno, è ancora molto lontana

Dopo una prima parte la vegetazione lascia spazio alla vallata d’erba e roccette con bellissimi scorci sulle imponenti pareti nord della Schiara, salgo regolare e fatico un bel pò, ormai sono al sole di metà mattina, alto nel cielo, non c’è un filo di brezza, fa un caldo veramente pazzesco ma continuo a salire il sentiero rimanendo comunque meravigliato dalla grandiosità del panorama. Il sentiero si dirige verso le pareti stesse con un’ultima rampa che mi porta al punto un pò più pericoloso dell’ascesa, un tratto attrezzato con cavo metallico e scalette. Dopo aver riposato qualche minuto affronto il passaggio in velocità uscendo su un canale di roccia che mi consegna poco sotto all’ultimo pendio prima della forcella. Sono quasi arrivato al bivacco, un ultimo sforzo e poco dopo finalmente lo riesco a vedere. Spettacolare. 4 ore 30 minuti di ascesa quasi non stop.

la finestra del Balcon, un arco naturale di roccia molto caratteristico
il tratto attrezzato poco prima di arrivare al bivacco
il bivacco Ugo della Bernardina quota 2300 circa, sotto si nota la città di Belluno
il bivacco e la Gusela del Vescovà
uno sguardo al monte Serva, la meteo sta cambiando, iniziano i primi acquazzoni in Alpago

E’ relativamente presto, sono le 13:00 quindi ho tutto il tempo di sistemarmi all’interno del ricovero, oltretutto sono da solo, non c’è anima viva ed è la settimana di ferragosto, non oso immaginare negli altri periodi dell’anno 🙂 . Pranzo, leggo, faccio un pisolino, passo il tempo che mi separa all’imbrunire rilassandomi, questa minuscola casetta rossa di metallo e legno è tutta per me e mi sembra quasi impossibile. Nel frattempo lo scorrere del tempo passa lento, incredibile come il tempo si dilati quando effettivamente non siamo presi da mille cose da fare…

Sono le 20:00 quando mi preparo per scattare qualche foto al tramonto, ma nel frattempo la meteo è cambiata ( come da previsioni ) e nelle nuvole minacciose stanno arrivando da nord a grande velocità, riesco comunque a fare qualche foto ai raggi del sole che bucano le nubi creando qualche bella scenografia. Dopo poco il temporale arriva inesorabile, non mi resta che coricarmi nuovamente, dovrebbe passare veloce, e lasciare spazio e ad una bella stellata…imposto la sveglia alle 2:30 del mattino…e cullato dalla ticchettio della pioggia cado in un sonno profondo.

giochi di luce sul far della sera
giochi di luce sul far della sera prima del temporale

La sveglia suona, è notte fonda, la pioggia ha cessato di cadere, non sento nessun rumore…decido di alzarmi, apro la porta del bivacco e noto con piacere che il cielo è pieno di stelle…esco a scattare…che meraviglia ! Sto fuori un’ora piena a godermi tutto solo il cielo stellato, a valle Belluno e le sue luci io qui a 2300 metri nel buio assoluto illuminato solo dalla via lattea…

la notte di stelle
la notte di stelle verso la cima della Schiara

Ritorno in branda e attendo l’alba, imposto la sveglia alle 05:30 ed esco a scattare le prime luci che illuminano la Gusela…dopo aver assistito all’ennesima bellissima alba decido che è ora di mettersi in moto, raggruppo tutte le mie cose, rifaccio lo zaino, sistemo e pulisco il bivacco, e quando solo le 07:00 parto alla volta della ferrata Berti che con qualche passaggio atletico mi fa guadagnare le poche centinaia di metri che mi separano dalla cima della Schiara…che raggiungo alle 08:00 in punto…manco a dirlo sono solo soletto con un panorama straordinario a 360°.

La Talvena e il Pelmo ai primi raggi di sole
Primi raggi di sole sulla Gusela
la verticalità iniziale della ferrata Berti
passaggi atletici in ferrata prima dell’agognata cima della Schiara
cima della Schiara 2535 metri
Talvena e Civetta
l’estitica cresta da percorrere verso la forcella Marmol, in secondo piano in monte Pelf

Seguo la cresta aiutato dal cavo metallico in direzione del Pelf, ( un’altra bellissima cima di questo gruppo montuoso) fino a che il sentiero comincia a scendere con decisione sopra a forcella Marmol. Il cavo metallico ritorna ad aiutare la discesa, consegnandomi direttamente alla forcella che è stretta e selvaggia, con le pareti imponenti del Pelf a fare da barriera…brividi di bellezza ! ora posso finalmente rilassarmi, la parte più tecnica del sentiero è finita, posso togliere imbrago e kit da ferrata e cominciare la lunga discesa nel vallone delle Nerville. Fortunatamente sono all’ombra, con davanti a me Pelmo , Civetta e Antelao…una posizione sicuramente privilegiata. Oltre al sottoscritto solo qualche camoscio che bruca indisturbato sui pascoli poco distanti e per nulla intimorito.

uno sguardo alla cresta appena percorsa
la valle delle Nerville, poi seguirò il sentiero lasciando la cima erbosa alla mia destra
sul sentiero solo io e qualche local di indubbia capacità atletica in terreno scosceso 🙂
ultimo sguardo alla val Nerville

Arrivato alla forcella Nerville imbocco il sentiero 518 che rientra nel fitto bosco e nel giro di un’ora mi riconsegna direttamente al rifugio Bianchet dove mi aspetta un buonissimo piatto di tagliatelle al ragù.

Che dire, difficile spiegare la bellezza di questi luoghi, soprattutto dopo un’uscita del genere, dove ho sperimentato veramente un silenzio e un ambiente selvaggio che da tempo non assaporavo…come ho scritto all’inizio dell’articolo sono sicuro che ci saranno altre occasioni per salire queste cime…tempo al tempo.

Di seguito le tracce del percorso seguito

alle prossime

A N D R E A